Archivio per Maggio, 2008
REC : Quando la paura si tocca con mano…
Pubblicato da Destiny
Avevamo già avuto assaggi con “The Blair Witch Project”, “Cannibal Holocaust” e “Cloverfield” che hanno portato un ‘ondata innovativa nell’assetto cinematografico: totale assenza di effetti speciali per lasciare ampio spazio ad inquadrature fisse effettuate con telecamere digitali che hanno il potere di trasmettere in maniera diretta le paure e angosce dei protagonisti fino al punto di arrivare a chiedersi dove sia il limite tra realtà e finzione.
Con Rec si aggiunge un altro tassello alla saga dell’horror realistico che ha ottenuto ottimi riscontri da parte della critica e che più di un kolossal ha saputo sbalordire, impaurire e inchiodare alla poltrona milioni di spettatori.
Girato segretamente a Barcellona, nella Rambla de Catalunya, al costo di 1,5 milioni di euro il film è stato diretto da Jaume Balaguerò e Paco Plaza (registi di Nameless e Darkness, il primo e Second Name, il secondo) che con semplicità e cineprese televisive a mano hanno saputo dare al film un alone di tensione, angoscia e panico puri.
Reale e non verosimile, essenziale e non articolato, Rec ha tutte le carte in regola per entusiasmare, incuriosire, sorprendere ma soprattutto terrorizzare.
Protagonisti della storia una giornalista televisiva in cerca di sensazionalismo e il suo collega cameraman Pablo (che rappresenta gli occhi dei due registi).
I due decidono di tastare il terreno per originali e inediti scoop presso la caserma dei pompieri e di seguirli nelle loro imprese di salvataggio per una notte intera.
Quello che sarebbe dovuto essere una delle tante giornate di lavoro si trasformerà in una notte da incubo: una semplice richiesta di aiuto catapulterà troupe televisiva e la squadra dei pompieri in un inferno terrificante ricco di scene da batticuore e di grande tensione.
Le agghiaccianti vicende in cui i protagonisti verranno immersi inconsapevolmente si svolgono in un condominio del centro della città di Barcelllona che a causa di uno strano virus proveniente dal suo interno, e che si trasmette con la saliva, viene messo in quarantena.
Il virus ha effetti devastanti sulle persone portandoli a divorare chiunque gli capiti a tiro.
I registi non si sono risparmiati sulla volontà di atterrire lo spettatore nella scena sanguinaria di aggressione da parte di una anziana signora del condominio affetta dalla strana malattia su un poliziotto esterrefatto da tanta inaudita violenza che impotente non riesce a difendersi e viene salvato dai colleghi allo stremo delle Continua..
Il matrimonio è un affare di famiglia: Quando una madre è disposta a fare (e dire) di tutto purchè il matrimonio del figlio “non s’abbia da fare”!
Pubblicato da Destiny
Un tema piuttosto ricorrente quello del triangolo madre, figlio e fidanzata. Un cliché ormai storico quello della suocera che veste i panni della megera pronta a far vedere i sorci verdi alla sventurata che accenna a portarsi via il figlio dalle sue grinfie.
Ma “Il matrimonio è un affare di famiglia” vuole spogliare la figura della donna più temuta dalle nuore dall’etichetta, da tempo immemore consolidata, che la vuole esclusivamente come il lupo cattivo, la strega perfida pronta a qualsiasi espediente pur di raggiungere il suo unico obiettivo: tenere quanto più possibile l’adorato figlio sotto la sua ala protettiva.
In questa pellicola diretta da Cherie Nowlan la figura della suocera, pur rappresentando il bastone tra le ruote nel rapporto tra il figlio e la sua fidanzata acquista una nuova verve evitando sapientemente le banalità e la retorica che da un tema così inflazionato potrebbero facilmente scaturire.
La protagonista di questa commedia frizzante, made in Australia, è Brenda Blethyn (la ricordiamo nella spassosa interpretazione della vedova ingenua lasciata immersa dai debiti del marito defunto ne “L’Erba di Grace”), che interpreta Jean, cabarettistia osée sul viale del tramonto, divorziata, con due figli, Tim e Mark, quest’ultimo affetto da problemi mentali.
La vita di Jean scorre tranquilla accompagnata costantemente da un velo di tristezza e rimpianti per la sua interruzione ad una allettante carriera artistica abbandonata a causa della nascita dei figli su cui riversa in modo ossessivo tutte le sue attenzioni e affetto.
L’esistenza placida a cui Jean e la sua famiglia sono abituati viene bruscamente interrotta dall’innamoramento del ventunenne Tim, timido e un po’ impacciato, verso Jill, ragazza affascinante, disinibita, matura e dal carattere deciso che dichiara guerra a Jean senza troppe titubanze.
I due decidono nel giro di poco tempo di sposarsi e la notizia sconvolge completamente Jean che deliberatamente afferma con una delle battute più esilaranti del film:”Guarda, Continua..
“THE HUNTING PARTY”, QUANDO LA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA
Pubblicato da Destiny
Nelle sale italiane, è arrivato il film “The Hunting Party” con protagonista l’affascinante Richard Gere, veterano del cinema, che in questa pellicola, ha la parte di un reporter alquanto bizzarro che in un susseguirsi di scene assurde svela le atrocità dei massacri bosniaci.
Il film di Richard Shepard, è il classico esempio di come spesso nella vita la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Il film, a metà tra una commedia aspra e un film d’azione, è tratto da una storia vera e racconta le vicende di alcuni reporter che danno la caccia ai criminali di guerra della ex-Jugoslavia, sottolineando come tutt’oggi questi individui vivono tranquilli.
Il film di Shepard, è ispirato alla storia del giornalista Scott Anderson che nel 2000, insieme ad alcuni reporter, riuscì a raggiungere il rifugio segreto del criminale bosniaco Radovan Karadzic.
Come nella realtà, anche il film mostra come solo i lati assurdi dei fatti di questi storia sono veri. La narrazione della pellicola, assomiglia molto ad un film di strada, anche se i dialoghi risultano da commedia acida e gira intorno a tre personaggi; il primo, è il reporter televisivo Simon Hunt, da sempre appassionato di guerre e conflitti, che durante una diretta tv ha un crollo di nervi che spinge la produzione giornalistica ad allontanarlo dal “giro” importante dei giornalisti televisivi.
Contemporaneamente l’operatore con cui ha sempre lavorato, un tale Duck, continua invece a fare carriera. Alcuni anni dopo il fattaccio, Hunt e Duck, si rincontrano in Bosnia dove Duck è andato per lavoro insieme ad un giovane e raccomandato giornalista, un certo Jesse Eisenberg, mentre Simon Hunt, si trova li visibilmente Continua..
3ciento. Chi l’ha duro… la vince
Pubblicato da Destiny
Questa volta le “grinfie” degli autori e registi Jason Friedberg e Aaron Seltzer (creatori di follie cinematografiche come i vari Scary movie, Epic movie e Hot movie) hanno affondato senza alcuna pietà nelle carni di uno dei film più amati e apprezzati per gli alti livelli degli effetti speciali e per lo scenario visionario e assolutamente originale che hanno fatto da cornice al film di Zack Snyder “300”, tratto dal celebre romanzo a fumetti di Frank Miller.
Il sottotitolo di 300, “preparatevi alla gloria” che annunciava una lunga, avvincente ed estenuante battaglia delle Termopili dove il re Leonida e i suoi valorosi, oltre che aitanti, 300 soldati avrebbero dovuto combattere contro l’imponente esercito dei persiani capitanati dal feroce re Serse, nel film parodistico “3ciento” si riduce ad un “chi l’ha duro ..la vince” e basta questo per capire che lo spettatore sarà intrattenuto da due ore di pura e semplice scemenza cinematografica che in quanto tale scatenerà la risata sicura.
La tecnica di slow motion, elemento che ha reso uniche e affascinanti le scene clou di “300”, viene adottata anche in “3ciento” per rendere ancora più evidente la ridicolaggine di un Leonida in cappa e mutande di cuoio assieme ai suoi guerrieri che da 300 sono ridotti all’esiguo numero (fortunatissimo…) di 13.
Non meno ridicoli si presentano gli spartani tra cui si trovano personaggi “storico cinematografici” come Rocky Balboa e la regina delle serate sfrenate Paris Hilton con tanto di gobba. Come ciliegina sulla torta un Serse deformato Continua..
Il terrore quadruplica…Saw IV - “Vivere o morire…inizia il gioco!”
Pubblicato da Destiny
E’ il regista Darren Lynn Bousman – già regista di Saw II e di Saw III - a firmare il quarto episodio della saga del maniaco omicida Jigsaw. Durante la fase di pre-produzione è stato via via confermato anche gran parte del resto del cast tecnico: James Wan, Leigh Whannell e Stacey Testro rimangono produttori esecutivi; confermati anche il responsabile del montaggio Kevin Greutert, il direttore della fotografia David A. Armstrong e lo scenografo David Hackl. Il film, interamente girato a Toronto, uscirà nelle sale italiane il 2 di questo maggio.
Caratteristica rimasta immutata in tutti e quattro gli episodi della saga del terrore è quella di riprendere il filo conduttore della sceneggiatura tra l’episodio precedente e quello seguente. Infatti, la trama del film riprende proprio da dove l’avevamo lasciata:morta la fedele e psicopatica complice del killer, Amanda, e morto anche lo stesso Jigsaw, Saw IV si apre con la scena dettagliata della sua autopsia.
Autopsia che porta alla scoperta di un nuovo e inquietante enigma, visto che nello stomaco del “maniaco persecutore” viene trovato un nastro che apre nuovamente le trame del gioco…”i giochi sono appena cominciati…”.
E’ così che nella “tela dell’assassino” viene attirato Rigg, l’unico poliziotto sopravvissuto, che è chiamato a salvare i due agenti dell’FBI, il Detective Matthews e il Detective Hoffman miracolosamente salvatisi negli episodi precedenti. Il prosieguo della trama, sostengono però fortemente gli sceneggiatori, contiene diverse e originali sorprese che apriranno nuovi scenari e ne disveleranno di passati…
Frequente in Saw IV il ricorso alla tecnica del flashback che – un po’ come è accaduto con Hannibal Lecter, Le Origini del Male di Peter Webber del 2007 – ci fa scoprire e comprendere l’origine e la genesi della follia omicida di Jigsaw, della costruzione meticolosa dei suoi marchingegni portatori di morte, forse, nel tentativo – pressoché disperato – di umanizzare il personaggio.
C’è da sottolineare anche che l’utilizzo, ben congegnato e non ridondante comunque, dei flashback, ha generato due elementi di cui è indispensabile tenere conto: innanzitutto essi conferiscono al film una Continua..
Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
Pubblicato da Destiny
Siamo nel 1927: una spedizione guidata dall’archeologo ed esploratore Frederick A.Mitchell-Eddges arriva nella giungla del Belize imbattendosi, con grande meraviglia, in alcune rovine appartenenti alla civiltà Maya. Gli scavi archeologici portarono alla luce uno strano oggetto: un teschio di puro cristallo, dagli occhi a forma di prisma - del peso di cinque chili, alto e largo 13cm, lungo 18 – caratterizzato soprattutto dal fatto di essere stato ricavato da un unico pezzo di minerale.
Gli scienziati sostennero nell’immediato la “stranezza” del reperto in quanto, per la sua lavorazione, risalente ad almeno tremilaseicento anni prima, sarebbero occorsi almeno centocinquant’anni!
Gli indigeni, invece, lo identificarono subito come lo straordinario teschio del destino - oggetto esoterico utilizzato dal grande sacerdote Maya per invocare la morte che arrivava inesorabile - dal potere di guarire ogni malattia.
Nel corso degli anni, altri dieci teschi vennero scoperti in differenti punti del globo, anche quello “non autentico” conservato al British Museum. Quest’oggettificazione del male trova finanche “conferma” in una leggenda: si dice che alla riunificazione destinata dei tredici teschi, appartenenti alla Dea della Morte, inizierà una nuova era – la data è quella prefissata, in base al calendario Maya, del 21 dicembre 2012 – ed essi trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza.
E’ da qui che prende spunto il soggetto del quarto episodio della saga di “Indy”, Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo, che vede ritornare in scena i tre grandi pilastri di questa serie di avventure: il regista Steven Spielberg; il produttore esecutivo George Lucas e il mitico Harrison Ford, un po’ invecchiato, - ora ha sessantacinque anni suonati - ma sempre con frusta e cappello e pur sempre “Indiana”.
La stesura della sceneggiatura è stata invece affidata, dopo alterne vicende, a David Koepp – il primo script è stato però scritto da Frank Darabont. Sfatate definitivamente perciò le voci che, alla fine degli anni ‘90, supponevano un’ambientazione del film Continua..
Una serie di omicidi ad Oxford
Pubblicato da Destiny
Dalla televisione con le inarrivabili serie americane CSI Las Vegas e Criminal Minds all’argentino Requiem, ai romanzi del calibro de Il codice Da Vinci, al cinema con i delitti perfetti, o quasi, alla stregua di Oxford Murders. Il film, tratto dal romanzo
La serie di Oxford del matematico spagnolo Guillermo Martinez, rende nel lungometraggio due degli elementi che stanno appassionando il grande pubblico: in primis, gli omicidi seriali investigati da squadre specializzate in psicologia criminale e, in secondo luogo, i numeri che divengono punto di disvelamento e di verità pura – ne è un chiaro esempio il successo riscosso dalla serie televisiva Numbers, prodotta dai ben noti fratelli Tony e Ridley Scott e dalla Paramount Television.
La regia è affidata allo spagnolo Alex De la Iglesia – sua anche la regia di discreti successi, quali La Comunidad, con la musa di Almodovar Carmen Maura, e Crimen Perfecto – che è stato paragonato alla rivelazione messicana Guillermo Del Toro. La storia si svolge nella Mecca del sapere anglosassone, l’Università di Oxford, dove arriva, dall’arida Arizona, il giovane studente Martin – interpretato da Eliijah Wood, ormai smessi i panni dell’hobbit Frodo Beggins – per concludere la propria tesi di laurea con il professor Arthur Seldom – l’inglesissimo John Hurt, più che apprezzato per le indimenticabili interpretazioni in Fuga di mezzanotte di Alan Parker del 1978 e The elephant man di David Lynch del 1980 – divenuto famoso, durante la seconda guerra mondiale, per aver applicato le sue conoscenze matematiche e logiche nel decifrare i codici di comunicazione dell’esercito tedesco.
L’incontro tra i due è segnato dalla scoperta del cadavere di un’anziana signora, legata al professore per aver collaborato ai suoi studi di decifrazione e a Martin per essere la sua affittacamere. Questo delitto è il primo di una serie – numerica? – reso ancora più misterioso, non solo dalla sua apparente inspiegabilità, quanto per essere stato “firmato” con un biglietto, lasciato sul luogo del delitto, su cui è disegnato un cerchio perfetto…
Il thriller è da sempre un genere che non può e non deve stancare, soprattutto se ben congegnato nei tempi e nei meccanismi a scatola della sceneggiatura, in cui, tuttavia, ci si può sempre imbattere nel rischio di ricalcare un terreno esplorato e riesplorato più e più volte: può quindi bastare la quasi novità della commistione della razionalità della serie numerica con la filosofia esistenzialista della vita umana?
In definitiva, viene adottato l’espediente degli omicidi seriali, ben supportato dalla presenza d’impatto sullo schermo di Continua..
In to the wild e My Blueberry nights
Pubblicato da Destiny
“Sì, viaggiare”, cantava Battisti…e lo stesso mi sembra venga espresso in due pellicole recenti quali Into the wild e My blueberry nigths. Pur nella loro diversità, film drammatico il primo e commedia sentimentale il secondo, entrambi i film sembrano suggerire che l’intraprendere un viaggio sia l’unico mezzo per ritrovare se stessi.
Into the wild, opera prima di Sean Penn, ispirato dalla vera storia di Christopher McCandless, ne racconta il viaggio attraverso l’America, sino all’ultimo viaggio in autostop verso l’Alaska.
McCandless è in fuga da un ambiente nel quale egli è ben inserito, ma dal quale si sente oppresso: da un lato, l’università scelta quasi per assecondare la volontà dei genitori, più che la propria; dall’altro, la famiglia apparentemente serena e premurosa: molti agi, ma poco affetto; Christopher non si sente legato ai Continua..
Gone, baby gone: “SONO FORSE IO IL CUSTODE DI MIO FRATELLO?”
Pubblicato da Destiny
Patrick Kenzie (Casey Affleck) gestisce una agenzia investigativa, con la compagna Angie Gennaro (Michelle Monaghan). Nato e cresciuto nel quartiere di Dorchester, uno dei più degradati di Boston, Patrick conosce tutti: criminali, spacciatori, poliziotti.
Proprio per la sua profonda conoscenza del quartiere e dei suoi abitanti, egli viene assunto dagli zii di Amanda McReady, una bimba di quattro anni, rapita mentre dormiva. Affiancato dal capitano Doyle (Morgan Freeman), capo della squadra speciale per i crimini contro i bambini, a due dei suoi migliori collaboratori (interpretati da Ed Harris e John Ashton) Patrick comincerà la ricerca di Amanda e non si arrenderà nemmeno quando tutto sembra provare che Amanda è “gone, baby, gone”, ovvero morta per una tragica fatalità.
La ricerca di Amanda porterà Patrick in un viaggio nei gironi infernali di Dorchester: bambini vittime di maltrattamenti e abusi sessuali; bambini e ragazzi che vivono per strada tra spacciatori e violenza; bambini che scompaiono e non faranno mai più ritorno; madri bambine irresponsabili, come Helene (Amy Ryan), la madre di Amanda.
Nel racconto del rapimento di Amanda, Affleck inserisce altre brevi linee narrative. Il racconto di Bressant/Harris del bambino che seppur maltrattato dal padre si preoccupa per la sua salute, o ancora il caso del rapimento di un bambino di sette anni da parte di una banda di pedofili, o le immagini che corredano servizi sull’aumento dei casi di scomparsa di bambini: tutto ciò da corpo ad un atroce quadro di abusi sui minori, su individui capaci di un Continua..






