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Gone, baby gone: “SONO FORSE IO IL CUSTODE DI MIO FRATELLO?”

Gone, baby gone: “SONO FORSE IO IL CUSTODE DI MIO FRATELLO?”

Patrick Kenzie (Casey Affleck) gestisce una agenzia investigativa, con la compagna Angie Gennaro (Michelle Monaghan). Nato e cresciuto nel quartiere di Dorchester, uno dei più degradati di Boston, Patrick conosce tutti: criminali, spacciatori, poliziotti.

Proprio per la sua profonda conoscenza del quartiere e dei suoi abitanti, egli viene assunto dagli zii di Amanda McReady, una bimba di quattro anni, rapita mentre dormiva. Affiancato dal capitano Doyle (Morgan Freeman), capo della squadra speciale per i crimini contro i bambini, a due dei suoi migliori collaboratori (interpretati da Ed Harris e John Ashton) Patrick comincerà la ricerca di Amanda e non si arrenderà nemmeno quando tutto sembra provare che Amanda è “gone, baby, gone”, ovvero morta per una tragica fatalità.

La ricerca di Amanda porterà Patrick in un viaggio nei gironi infernali di Dorchester: bambini vittime di maltrattamenti e abusi sessuali; bambini e ragazzi che vivono per strada tra spacciatori e violenza; bambini che scompaiono e non faranno mai più ritorno; madri bambine irresponsabili, come Helene (Amy Ryan), la madre di Amanda.

Nel racconto del rapimento di Amanda, Affleck inserisce altre brevi linee narrative. Il racconto di Bressant/Harris del bambino che seppur maltrattato dal padre si preoccupa per la sua salute, o ancora il caso del rapimento di un bambino di sette anni da parte di una banda di pedofili, o le immagini che corredano servizi sull’aumento dei casi di scomparsa di bambini: tutto ciò da corpo ad un atroce quadro di abusi sui minori, su individui capaci di un amore profondo e ingiustificato nei confronti di chi li maltratta, che vengono derubati della loro innocenza.

I dati americani sono allarmanti: ogni anno, secondo i dati del Dipartimento di Giustizia americano, 797.500 minorenni sono dati per scomparsi e circa 10 mila di questi non vengono trovati. Per quanto riguarda gli abusi si stima che un bambino su otto e una bambina su quattro sono vittime di abusi o molestie sessuali.

Ma non è questo l’unico tema. Di fronte al problema dell’infanzia violata, viene chiamato in causa il senso di responsabilità. Patrick si sente responsabile per la scomparsa di Amanda, per non essere riuscito a trovarla e a riportarla dalla sua famiglia. Così come si sente non esser riuscito a salvare il piccolo scomparso: era sua responsabilità riportarli a casa e ha fallito. Era suo dovere porre fine all’abuso di cui essi erano vittime.

Cresciuto in un ambiente degradato, con una famiglia presumibilmente distrutta (dice che il padre non è mai stato un vero uomo), Patrick non vuole che altri subiscano quello che lui ha sofferto. La conclusione del film è piuttosto significativa in questo senso. È chiaro che Helen non cambierà mai, ma Patrick ha capito che spetta a lui coprire la sua assenza e aiutare Amanda.

Come il prete di cui parla spesso, che con le sue prediche è riuscito ad infondergli valori e speranze che l’hanno aiutato a mantenersi lontano da giri poco puliti, ma non gli hanno impedito di allacciare comunque rapporti di amicizia con chiunque (poliziotti o criminali). Patrick appartiene al suo quartiere, ma allo stesso tempo egli ne è estraneo: è una sorta di eroe metropolitano.

Il film è basato sulla riduzione che Ben Affleck e hanno operato sul best seller di Dennis Lehane autore di Mystic River, da cui è stato tratto il film omonimo.

Affleck, già avvezzo al ruolo di sceneggiatore (premio Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting, con Matt Damon), esordisce con ammirevole bravura nel ruolo di regista. Regia sobria, senza eccessi lirici o patetici (dato il tema delicato di cui tratta questo film) e con alcune soluzioni estetiche apprezzabili, il film di Affleck è decisamente ben diretto e merita di essere visto.

Notevole la performance degli attori, a cominciare da Freeman ed Harris, sino a , che interpreta superbamente Helene, donna fragile, consumatrice di coca e madre irresponsabile, tanto da meritarsi una nomination agli Oscar 2008. Un po’ meno convincente,Michelle Monaghan nel ruolo di Angie, mentre decisamente positiva quella di Casey Affleck, fratello del regista, ma che dimostra di meritarsi il ruolo di Patrick: vedere per credere.

                                                                                                          Federica Scalvini

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