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Persepolis: il Film - Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud

il Film - Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud

Sfuggito per fortuna all’omologazione e appiattimento a cui sarebbe andato incontro se fosse stato fagocitato dall’industria americana (si vocifera che i diritti del fumetto della Satrapi siano stati a lungo corteggiati dagli Studios, ansiosi di farne un colossal del genere Disney-Pixar), Persepolis, vincitore dell’ uncertain regard a Cannes 2007, e poi dell’Oscar come miglior film d’animazione, è uscito finalmente nelle sale italiane, portandovi tutta la sua carica mista di ironia e consapevolezza storica.

Tratto dalla graphic novel in  quattro volumi che Marjane Satrapi, illustratrice iraniana che vive e lavora a Parigi, ha pubblicato dal 2000 al 2003 (usciti in Italia editi da Lizard), il film è il risultato della ferrea volontà dell’autrice di costruirne una trasposizione in linea con il tratto e lo stile del fumetto. A rendere possibile l’operazione è stato l’incontro con Vincent Paronnaud, regista e fumettista d’oltralpe, che ha creduto nel lavoro realizzando, insieme all’autrice, una versione animata fedelissima al fumetto d’origine.

In un epoca di animazione 3D e di mirabolanti tecnologie che mirano a rendere l’animazione sempre più realistica e fluida, andando splendidamente controcorrente, la Satrapi e Paronnaud optano per l’animazione classica, che richiama i cartoon d’annata, semplice carta e inchiostro in 2D, riducendo la gamma infinita dei colori da laboratorio ad un castigatissimo bianco e nero, con pochissime sfumature sul grigio.

Marjane Satrapi ha confessato di subire da sempre la fascinazione del cinema espressionista tedesco, e le figure ritagliate sul nero, le sagome delle loro ombre che si stagliano sui muri candidi non possono che riportare alla mente i chiaroscuri di film come Il gabinetto del dottor Caligari e Metropolis. Memorabile in questo senso la scena in cui la nonna di Marjane, figura emblematica della sua coscienza perduta, diventa un’ombra che si allunga sui muri degli edifici viennesi, ricordando alla nipote qual’ è la strada giusta da seguire.

La storia tratta il racconto autobiografico dell’infanzia e adolescenza di Marjane, influenzata dagli avvenimenti storici del suo paese d’origine, l’Iran, che passa dal regno dello Shah di Persia al regime fondamentalista di Khomeini, non guadagnando assolutamente niente in termini di libertà personale e progressismo, e la guerra contro l’Iraq.

La famiglia di Marjane, da sempre liberale, decide di mandare la figlia, di appena 12 anni, a vivere e studiare in una scuola francese a Vienna: lo scopo è quello di sottrarla agli orrori della guerra e della dittatura.

Il film si divide così tra la descrizione di due tipi di esilio: quello in patria, di cui sono vittima i cittadini che si vedono privati di ogni tipo di libertà ideologica e materiale, costretti a vivere nell’orrore degli allarmi e delle bombe, e quello in un paese straniero, dove la piccola Marjane  si trova a doversi ricostruire un mondo in mezzo all’ostilità, all’indifferenza e al razzismo più o meno celato.

In seguito ad una delusione amorosa, si abbandona al vagabondaggio e finisce col rischiare la vita: a quel punto supplica i suoi genitori di farla tornare a casa, dove intanto la guerra è finita, ma non il regime dittatoriale che oramai gli risulta totalmente insopportabile, avendo conosciuto la libertà e i costumi occidentali.

Il tema dell’esilio, a questo punto, trascende completamente il suo significato letterale, per diventare uno stato di coscienza, qualcosa di sofferto, non voluto, un’ etichetta che si è appiccicata addosso e non si può più togliere.

La sensazione di Marjane è quella di non essere a casa propria in nessun posto, e di non poterlo essere mai più : il sollievo di ritrovare i suoi cari dopo anni di solitudine a Vienna svanisce presto,scontrandosi con l’impossibilità di vivere la propria vita in libertà.

La condizione dei cittadini in generale e delle donne in particolare non è assolutamente migliorata in Iran durante la sua assenza: ci sono regole ferree su come portare il velo, vestirsi, il divieto assoluto di truccarsi o farsi vedere in giro con un ragazzo che non è il proprio marito.

L’esilio definitivo in Francia quindi diventerà per Marjane l’unica via d’uscita possibile, una scelta forzata, questa volta maturata piano piano e indipendentemente dal volere dei genitori. “La libertà ha sempre un prezzo.”

Il pregio unico di questa pellicola soffusa di poesia è il trattare argomenti di una crudezza inaudita non con leggerezza, ma sapendo dosarli e mescolarli a momenti di assoluto divertimento e ironia pura, non tralasciando di parlare all’occidentale distratto della difficile situazione iraniana.

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2 Risposte a “Persepolis: il Film - Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud”

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