QUARTO COMANDAMENTO: “ONORA IL PADRE E LA MADRE”
Pubblicato da Destiny
Una famiglia in crisi: è questa la summa del noir contemporaneo “Onora il padre e la madre”. Stiamo parlando del thriller drammatico diretto da Sidney Lumet.
La trama si incentra intorno alla figura di Andy Hanson, le sue sicurezze di broker sembrano essere minate dalla droga e dalla crisi con la moglie.
Suo fratello Hank è indebitato fino al collo, ha un matrimonio alle spalle e frattanto se la gode con la sposa del tanto amato fratello maggiore.
Entrambi hanno disperatamente bisogno di denaro, molto denaro.
Per dare una svolta alla propria vita, Andy decide allora di organizzare una rapina fuori dal comune. La gioielleria dei genitori diviene l’obiettivo del folle piano. Anche Hank prende parte alla strana impresa, apparentemente semplice, ma dai risvolti più che drammatici.
Basta dire che il complice di Hank si trova in una situazione davvero paradossale: spara alla madre che a sua volta spara a lui.
I fratelli finiscono con l’odiarsi, moglie ed ex moglie li detestano; le incomprensioni e il tradimento sembrano tramutarsi nei più alti valori.
La pellicola, a tratti, sembra ricordare certi scatti di Tarantino e dei fratelli Cohen. Ma qui non c’è traccia di iperrealismo e di ironia. Lumet mostra la vicenda così com’è, nella sua triste crudezza. La storia potrebbe essere paragonata a una vera e propria tragedia greca, ma con l’assenza della catarsi.
Questo film mostra la violenza dei rapporti umani, la bestia che è nascosta in ognuno di noi, ma all’erta, pronta ad emergere in qualsivoglia momento.
Il rapporto fraterno è di amore-odio. Hank ama così tanto Andy che finirà con l’odiarlo. Si immischia nella sua vita privata, lo imita, e poi è come se volesse colpirlo. Hank prova una profonda invidia per il fratello, è geloso della sua vita, perfino del fatto che lui, con la sua mente perversa, sia riuscito a programmare un tale piano. E’ un personaggio particolare, immaturo e frustrato dai sensi di colpa.
Andy, invece, appare un personaggio intimidatorio, lascia prevalere il suo lato oscuro e la sua leadership incontrastata. Sa che può tutto. Non riesce a manifestare i suoi sentimenti e vive nella più triste apparenza.
La sua vita sembrerebbe essere il sogno di tutti, ma alla fine ci si rende conto di quanto la brama di potere possa portare alla dissoluzione e distruzione degli affetti più cari.
Attraverso una completa naturalezza nella recitazione e l’ottima performance degli attori protagonisti, Ethan Hawke e Philip Seymour Hoffman, Lumet mette in scena la violenza, mostrandoci i mille volti della psiche umana, i suoi conflitti e le sue contraddizioni.
Ciò è sottolineato dalla presenza di innumerevoli flashback che hanno la funzione di mostrare allo spettatore la visione individuale dei personaggi, i loro dubbi e interrogativi, la loro sete di sopraffazione che sfocia in una situazione a dir poco delirante e disperata.
Questo film è la chiara testimonianza di come i rapporti umani siano segnati da labili legami, anche quelli che apparentemente dovrebbero essere i più solidi. E non si tratta solo di una semplice versione cinematografica.
L’instabilità dei rapporti tra gli individui la possiamo constatare con mano ogni giorno. La crisi dei legami familiari, dei rapporti d’amicizia e d’amore, ci viene mostrata ogni giorno. E non bisogna necessariamente recarsi a un multisala per assistere ad una proiezione.
Basta accendere la televisione per restare ammutoliti e attoniti dinanzi a un tg.
Raffaella Calemme
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