Quentin Tarantino
Pubblicato da Destiny
Pochi registi negli ultimi anni sono stati in grado di creare “opere” innovative come Quentin Tarantino.
La sua filmografia comprende film che hanno raggiunto, in pochi lustri, l’immaginario comune e hanno preso il loro posto nei cult delle pellicole cinematografiche di tutti i tempi.
Siamo chiari: a molti non piace Tarantino; il suo modo violento, ironico, pulp, irrazionale e divertente di affrontare tematiche già più volte visionate in passato, ha fatto storcere il naso, ai cosiddetti puristi del cinema.
Il fatto è che un film di Tarantino, va visto e vissuto. Punto e basta. Non stiamo parlando di Lynch e delle sue opere visionarie in cui serve almeno un mese per digerire quanto visto, prima di esporre una propria opinione. Tarantino difficilmente nasconde messaggi ai propri fan, non mette in introspettiva le proprie tematiche. Tarantino le mette nude e crude di fronte a chi le visiona, che piaccia o meno.
Il primo film del regista, dopo alcune sceneggiature vendute, è Reservoir Dogs (Le Iene), un lungometraggio prodotto a budget ridottissimo, che ha nel suo piccolo rivoluzionato anche il mondo della televisione. Basti pensare che il format televisivo “Le Iene” è stato ispirato nel look proprio al film di Tarantino.
La storia parla di una rapina, ma…. l’azione vera e propria non viene mai mostrata. L’osservatore ha l’opportunità di conoscere i personaggi prima della rapina, grazie ad una sceneggiatura veloce, tagliente, mai banale. Finita la prima scena, si passa al post rapina, condita da vari flash back che aiutano ad orientarsi. Come si diceva, il film è stato prodotto a budget limitato (grazie anche ai soldi di Heirvel Keitel che nel film interpreta Mr. White).
Tarantino è stato costretto dunque a girare dei lungo sequenza per risparmiare nel montaggio. Il risultato? Un nuovo tipo di riprese uniche, che da quel momento sono divenute la firma originale del regista americano.
Giunta la fama con “Le Iene”, arriva il capolavoro assoluto: “Pulp Fiction”. La scelta del cast è stata illuminante: prendere un disperso John Travolta, aggiungergli un “gasatissimo” Samuel L. Jackson, una sensuale Uma Thurman e un ispirato Bruce Willis.
Il film, che vinse una Palma d’Oro al Festival di Cannes e un Oscar come sceneggiatura originale (nell’anno in cui vinse tutto Forrest Gump), proiettò Tarantino nell’olimpo della cinematografia mondiale.
Anche in questo caso è la sceneggiatura il vero punto di forma del film che salta da un’azione all’altra disinteressandosi della logica temporale. Lo spettatore solo alla fine del film è in grado di comporre tutti i pezzi del puzzle, un puzzle che frutta a Tarantino diversi milioni di dollari.
Il terzo film è “Jackie Brown”: a mio modo di vedere il film più concreto e maturo del regista. Sebbene i dialoghi ed alcune azioni siano decisamente “pulp”, l’atmosfera che si respira nel film è femminile, aggraziata.. diciamo di classe.
Presente ancora Samuel L. Jackson, nel film compare anche Robert De Niro, oltre ad una affascinante Bridget Fonda.
Sotto certi punti di vista, l’opera in questione è passata inosservata, se paragonata a Pulp Fiction, ma con Jackie Brown, Tarantino ha avuto modo di sperimentare un cinema standard, che non aveva ancora mostrato nelle precedenti pellicole.
Dopo una pausa in cui il regista californiano aveva iniziato a scrivere il soggetto e la sceneggiatura di un film sulla seconda guerra mondiale e un prequel di Pulp Fiction e Le Iene con protagonisti alcuni dei personaggi più famosi, Tarantino presenta al mondo “Kill Bill”.
Questo film spezza in due la schiera dei suoi fan: c’è chi continua ad amarlo, apprezzando l’ironia del film, c’è chi lo abbandona, disgustato dalla storia priva di sostanza, uno splutter inutile.
Il film, che in origine doveva essere unico, viene diviso in due parti dalla produzione a causa dell’enorme minutaggio. Vengono fuori due film completamente diversi, che se visti con la giusta consapevolezza e con la giusta ironia, sanno strappare risate e divertimento.
L’ultimo film del regista è Grindhouse, un’opera che doveva essere solo una parte di un film in condivisione con Robert Rodriguez. A causa del flop negli States, Tarantino è stato costretto ad allungare il suo episodio, raggiungendo di poco i 100 minuti.
Anche in questo caso la sceneggiatura è la vera forza del film, una storia che si ispira alle vecchie pellicole dei B movie degli anni ’70 americani. Sono presenti errori di montaggio, passaggi dal colore al bianco e nero. Il tutto è voluto per riportare le stesse emozioni di un periodo in cui il film raggiungeva le sale cinematografiche anche senza una post produzione adeguata.
Cosa aspettarsi ora da Tarantino? Forse vedrà la luce il film di guerra, ma non è detto: il regista americano ha ormai abituato i suoi fans a stupire.. molto più probabile un nuovo pulp, ispirato a qualche altro B movie, un filmetto, capace di prendere vita, grazie al genio di Quentin.
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Quentin Tarantino | Plim! Blog Aggregator dice:
Pubblicato il 28 07 2008 alle 5:05 pm
[...] Articolo di Destiny. Leggi l’articolo intero. [...]