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Redacted: il film scandalo di Brian De Palma mai uscito nei cinema

il film scandalo di Brian De Palma mai uscito nei cinema

Brian De Palma, uno dei registi più famosi, capaci, e premiati del mondo fa un nuovo film  e questo non esce in sala. Redacted, - il termine inglese si riferisce a quelle notizie, articoli etc… che, prima di essere pubblicati,vengono epurati di tutte le informazioni ‘sensibili’, cioè quelle personali e impugnabili- è stato  presentato alla Mostra del Cinema di Venezia  dello scorso anno ed è  passato su Sky nella settimana dal 16 al 22 Marzo, contemporaneamente alla sua uscita in DVD, ma nelle sale italiane,come del resto in quelle di tutto il mondo,non si è visto.

Il concetto che il suo titolo esprime si è semplicemente applicato alla lettera al film stesso: tratta di una verità scomoda che sarebbe meglio non venisse divulgata, quindi meglio oscurarla, almeno nei limiti del possibile.

Il contesto è scottante: gli americani in Iraq e la loro condotta coi civili. De Palma viene a conoscenza di un fatto di cronaca passato casualmente in secondo piano: nel marzo 2006 in un villaggio vicino alla città di Mamhudiva cinque militari americani hanno abusato ripetutamente di una ragazzina di quindici anni per poi bruciarla e uccidere i suoi familiari.

Uno dei soldati, Mc Coy,   era contrario fin dall’inizio all’idea di compiere una simile follia,  viene relegato al ruolo di palo, al quale non riesce comunque a sottrarsi e finisce per denunciare il fatto alle autorità costituite, pubblicando inoltre su you tube il video del massacro che un altro dei giovani carnefici, Salazar, aspirante filmaker, aveva fatto.

De Palma inizia un lavoro di ricerca su internet, similissimo a quello che potrebbe fare ciascuno di noi usando google: inizia a navigare nei blog dei soldati, scarica video amatoriali da you tube, spulcia il materiale fotografico non ufficiale realizzato in Iraq e sparpagliato nella rete.

Piano piano una storia diversa e più complessa da quella che avevano superficialmente raccontato i media ufficiali inizia a delinearsi, prendendo forme inquietanti.

Il risultato è una docu-fiction composta di materiale eterogeneo, che combina le ricostruzioni con attori veri e propri con i video amatoriali, un documentario francese, foto e documenti non ufficiali. spezzoni di notiziari e di tg.

Come in qualsiasi film di De Palma non c’è nessuna preoccupazione di nascondere la finzione, che in questo caso è solo ricostruzione (l’esempio eclatante è il punto in cui la testa di uno degli attori viene montata digitalmente sopra a quella di un soldato vero, realmente decapitato).

Anche se la matrice del film è documentaria, esso  palesa chiaramente la struttura forte- frutto di una solida sceneggiatura- su cui è costruito, che, su ammissione dello stesso regista, è la stessa di Vittime di guerra (1989), dello stesso De Palma.

Anche qui siamo in guerra, ma in quella del Vietnam, e anche qui ci si ispira ad un fatto di cronaca che ha sfiorato i quotidiani per essere poi lasciato ben presto cadere (un articolo apparso su The New Yorker  che ha ispirato anche I visitatori di Elia Kazan.).

Cinque soldati americani rapiscono,stuprano e provocano la morte di un’innocente vietnamita. Uno di questi si pente e denuncia gli altri, salvo poi essere tormentato dalla visione del massacro per molto tempo.

Qui però,a differenza che in Redacted, la vicenda è inserita in un cotè melodrammatico tipicamente hollywoodiano, con un quasi lieto fine a fungere da catarsi.

Cosa che non è assolutamente prevista in questa ricostruzione cruda di un evento dei giorni nostri che il Sistema vuole rimuovere, per celare l’ennesima tara di un esercito che dovrebbe proteggere ed invece assale, che tollera, quando dovrebbe punire tutte le ingiustizie,anche quelle generate nel suo grembo.

Dice De Palma in un’intervista: “Non c’è da stupirsi se una violenza carnale viene sottovalutata o considerata un reato minore a livello sociale, ed è ancora peggio in un contesto militar, perché nell’esercito non vogliono neanche sentirne parlare, specialmente se sono coinvolti civili ed iracheni. (…)

Anche in un contesto civile, comunque, si tende a relativizzare il ruolo della vittima, si comincia a chieder alla donna violentata perché era lì,se dapprincipio fosse consenziente e se ha cambiato idea dopo.”

E ammette, inoltre, di stare pensando ad un nuovo progetto che analizzi la figura della donna soldato, costretta a subire molto spesso maltrattamenti e molestie da parte dei commilitoni maschi, sesso debole comunque,anche se dotato di divisa.

Chissà se questa nuova opera, quando sarà realizzata, riusciremo a vederla dove andrebbero visti i film, e cioè al cinema.

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