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REC : Quando la paura si tocca con mano…

Quando la paura si tocca con mano…

Avevamo già avuto assaggi con “The Blair Witch Project”, “Cannibal Holocaust” e “Cloverfield”  che hanno portato un ‘ondata innovativa nell’assetto cinematografico: totale assenza di effetti speciali per lasciare ampio spazio ad inquadrature fisse effettuate con telecamere digitali  che hanno il potere di trasmettere in maniera diretta le paure e angosce dei protagonisti fino al punto di arrivare a chiedersi dove sia il limite tra realtà e finzione.

Con Rec si aggiunge un altro tassello alla saga dell’horror realistico che ha ottenuto ottimi riscontri da parte della critica  e che più di un kolossal ha saputo sbalordire, impaurire e inchiodare alla poltrona milioni di spettatori.

Girato segretamente a Barcellona, nella Rambla de Catalunya,  al costo di 1,5 milioni di euro il film è stato diretto da Jaume Balaguerò e Paco Plaza (registi di Nameless e Darkness, il primo  e Second Name, il secondo) che con semplicità e cineprese televisive a mano hanno saputo dare al film un alone di tensione, angoscia e panico puri.

Reale e non verosimile, essenziale e non articolato,  Rec ha tutte le carte in regola per entusiasmare, incuriosire,  sorprendere ma soprattutto terrorizzare.

Protagonisti della storia una giornalista televisiva in cerca di sensazionalismo e il suo collega cameraman Pablo (che  rappresenta gli occhi dei due registi).

I due decidono di tastare il terreno per originali e inediti scoop presso la caserma dei pompieri e di seguirli nelle loro imprese di salvataggio per una notte intera.

Quello che sarebbe dovuto essere una delle tante  giornate di lavoro si trasformerà in una notte da incubo: una semplice richiesta di aiuto catapulterà troupe televisiva e la squadra dei  pompieri in un inferno terrificante ricco di scene da batticuore e di grande  tensione.

Le agghiaccianti vicende in cui i protagonisti verranno immersi inconsapevolmente si svolgono in un condominio del centro della città di Barcelllona  che a causa di uno strano virus proveniente dal suo interno, e che si trasmette con la saliva,  viene messo in quarantena.

Il virus ha effetti devastanti sulle persone portandoli a divorare chiunque gli capiti a tiro.

I registi non si sono risparmiati sulla volontà di atterrire lo spettatore nella scena sanguinaria di aggressione da parte di una anziana signora del condominio affetta dalla strana malattia su un poliziotto esterrefatto da tanta inaudita violenza che impotente non riesce a difendersi e viene salvato dai colleghi allo stremo delle Continua..

Una serie di omicidi ad Oxford

Una serie di omicidi ad Oxford

Dalla televisione con le inarrivabili serie americane CSI Las Vegas e Criminal Minds all’argentino Requiem, ai romanzi del calibro de Il codice Da Vinci, al cinema con i delitti perfetti, o quasi, alla stregua di Oxford Murders. Il film, tratto dal romanzo

La serie di Oxford del matematico spagnolo Guillermo Martinez, rende nel lungometraggio due degli elementi che stanno appassionando il grande pubblico: in primis, gli omicidi seriali investigati da squadre specializzate in psicologia criminale e, in secondo luogo, i numeri che divengono punto di disvelamento e di verità pura – ne è un chiaro esempio il successo riscosso dalla serie televisiva Numbers, prodotta dai ben noti fratelli Tony e Ridley Scott e dalla Paramount Television.

La regia è affidata allo spagnolo Alex De la Iglesia – sua anche la regia di discreti successi, quali La Comunidad, con la musa di Almodovar Carmen Maura, e Crimen Perfecto – che è stato paragonato alla rivelazione messicana Guillermo Del Toro. La storia si svolge nella Mecca del sapere anglosassone, l’Università di Oxford, dove arriva, dall’arida Arizona, il giovane studente Martin – interpretato da Eliijah Wood, ormai smessi i panni dell’hobbit Frodo Beggins – per concludere la propria tesi di laurea con il professor Arthur Seldom – l’inglesissimo John Hurt, più che apprezzato per le indimenticabili interpretazioni in Fuga di mezzanotte di Alan Parker del 1978 e The elephant man di David Lynch del 1980 – divenuto famoso, durante la seconda guerra mondiale, per aver applicato le sue conoscenze matematiche e logiche nel decifrare i codici di comunicazione dell’esercito tedesco.

L’incontro tra i due è segnato dalla scoperta del cadavere di un’anziana signora, legata al professore per aver collaborato ai suoi studi di decifrazione e a Martin per essere la sua affittacamere. Questo delitto è il primo di una serie – numerica? – reso ancora più misterioso, non solo dalla sua apparente inspiegabilità, quanto per essere stato “firmato” con un biglietto, lasciato sul luogo del delitto, su cui è disegnato un cerchio perfetto…

Il thriller è da sempre un genere che non può e non deve stancare, soprattutto se ben congegnato nei tempi e nei meccanismi a scatola della sceneggiatura, in cui, tuttavia, ci si può sempre imbattere nel rischio di ricalcare un terreno esplorato e riesplorato più e più volte: può quindi bastare la quasi novità della commistione della razionalità della serie numerica con la filosofia esistenzialista della vita umana?

In definitiva, viene adottato l’espediente degli omicidi seriali, ben supportato dalla presenza d’impatto sullo schermo di Continua..

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